
IL VIAGGIO
Sono le sei e mezza...
sono stanchissimo...
ieri ho avuto la febbre a 39, stanotte ho dormito un'oretta sì e no, i postumi del raffreddore si son fatti sentire...
ma devo alzarmi...
penso a quelli che sono partiti la sera prima alle 20 e 30 da Cosenza...
e sono ancora in viaggio...
mi alzo...
Roma domenica all'alba sembra un'altra città. Vuota, finalmente tranquilla, senza auto e senza code...
mi faccio una veloce doccia, e subito la mia mente si riempe.
"OVUNQUE ANDRO' CANTERO' FORZA COSENZA, FUMERO' LA MARIJUANA, LA FUMERO'... E CANTERO'!!!!".
Bene, ho l'entusiasmo giusto per intraprendere un lungo viaggio.
557 chilometri.
Tanto dista la tappa odierna. Verona.
Gli abitanti di questa città, non si sono mai contraddistinti per civiltà nei nostri confronti, o in genere nei confronti dei "diversi".
Sveglio i miei compagni di viaggio...
sono le 7 e mezza...
una veloce colazione, e via in strada...
dobbiamo fare un lungo giro per recuperare un altro sfegatato fan, ma alle 8 e 30 siamo sull'Autostrada del Sole...
la stanchezza adesso è un ricordo, e guido come se avessi dormito una vita...
il Cosenza oggi ha bisogno di me!
Si, anche di me...
la strada non è delle migliori, (chi si lamenta della A3..?) ma il tempo splendido ed un paio di cori per i Rossoblù aiutano a mantenere il morale alto...
dopo quasi 4 ore raggiungiamo Modena. Sosta al casello per rifocillarci. Sono le 12..
appena entro nell'Autogrill sento: "Giuvà, arrivanu si ca**i i panini!"
Il cuore si riempe. Un altro gruppetto di compaesani aveva fatto sosta nel medesimo luogo. Allungo lo sguardo e ne riconosco un paio. Vai con i saluti e in quel momento l'Autogrill sembra Piazza Duomo...
il nostro parlare in dialetto a voce alta attira l'attenzione dei numerosi commensali, ma non ci curiamo di nulla. Siamo orgogliosi di farci conoscere, della nostra parlata, di essere di Cosenza.
Sono 6 anni che oramai vivo stabilmente a Roma, ma il mio accento cosentino non ha subito la minima contaminazione. Un paio di foto di gruppo e si riparte.
La stanchezza adesso pesa.
Oltretutto le ossa, debilitate dalla febbre del giorno prima, fanno male, e stare seduto a guidare per 400 chilometri non mi ha certo aiutato.
Arriviamo a Verona.
Le indicazioni stradali per lo stadio sono molto precise. Non c'è fila, e arriviamo facilmente al parcheggio riservato agli ospiti. Scendiamo dall'auto ed un caldo opprimente ci assale.
Meglio, penso io, siamo tanti e fa pure caldo... sembrerà di giocare a Cosenza...! Ci dirigiamo verso la nostra curva. Un'intera curva al Bentegodi viene riservata agli ospiti.
Siamo tanti, un migliaio credo...
si fà il biglietto, 10 carte, meno male. Subito noto però una lunga fila per entrare...
che succede? Sembra che la Questura di Verona reputi i tifosi del Cosenza Degli "scalmanati, organizzati per fare casino" (testuali parole di un funzionario) ci scandagliano ad uno ad uno, ci schedano dettagliatamente con tanto di documenti alla mano.
Lunga attesa. Alle 14 e 40 finalmente riusciamo ad entrare.
E' stata dura. L'ultima prova mi ha sconquassato ulteriormente. Il sole delle 14 picchiava e stare pigiato in fila non aiutava certo.
Mi butto sui gradini dello stadio. Noto che è molto bello.
Grande e maestoso.
Tutto coperto.
Mi ricordo delle partite dei Mondiali del 90 giocate in questo stadio.
Mentre rifiato incontro gli amici di tante trasferte: Giacomino, Gilles, Salvatore, il Tronista...
ce ne sono veramente tanti! L'entusiasmo inizia ad avanzare. Ma il campo è ancora desolatamente vuoto. Mi rimetto seduto ed aspetto.
Alle 15 precise inizia lo spettacolo più bello del mondo.
I giocatori entrano in campo. Giochiamo con la seconda maglia. Mi chiedo tra me e me perchè.
Loro sono gialli con il rossoblù che c'entrano?
Il pensiero svanisce subito, così come la stanchezza.
Balzo in piedi ed incomincio ad urlare.
I cori di sostegno si sprecano. C'è una grande verve in tutti quelli che mi circondano.
Penso che in campo debba fare molto caldo con quel sole, ma sugli spalti ne farà altrettanto. Noto anche la desolante pochezza degli spettatori gialloblu.
Una squadra seconda in classifica riesce a fare solo questi spettatori?
Penso che a anche a Cosenza non si va oltre i 6 mila a domenica e mi mangio le mani. Se fossi ancora nella città bruzia sarebbero 6 mila ed uno...
la partita continua, i nostri cori anche. Dietro di me un tifoso con sciarpa e maglietta del Cosenza dice qualcosa.
Ha un tipico accento nordico. Penso a quanto sia grande l'amore per questi due colori. Ad un certo punto il boato CO-SE-NZA, che avrebbe zittito anche la Curva Sud dell'Olimpico, frastorna i nostri avversari.
Si gioca, non riesco ad essere obiettivo, come sempre quando gioca il Cosenza, ma non mi sembra che il Chievo faccia granchè.
Mi pare anzi, che la loro difesa, una delle migliori della B, possa essere messa in difficoltà dalle veloci ripartenze di Strada e Lentini.
Finisce il primo tempo.
Sempre in piedi a cantare.
Mi sento stanchissimo, ma l'adrenalina legata alla vista del Cosenza mi tiene in piedi.
Mi siedo.
Non l'avessi mai fatto.
Il sonno si insinua e mi assopisco sui gradini del Bentegodi.
Sono 5 minuti di estraneazione assoluta.
Un grido mi risveglia : "PANTANE' !!!"
Capisco che le squadre fanno il loro ingresso.
Il nostro portierone ci saluta.
Mi raccomando, penso tra me e me.
Via di nuovo.
Stavolta non riesco a stare sempre in piedi.
Ogni tanto concedo una pausa di riposo al mio corpo.
La mia mente vorrebbe essere sempre in piedi, il mio corpo sempre sdraiato.
Raggiungo un compromesso, ed ogni tanto mi siedo.
Passano i minuti.
Vedo con non curanza i risultati degli altri campi.
Me ne frego in realtà.
Per me conta solo il Cosenza.
Forte di questo pensiero, balzo in piedi tra i miei compagni di trasferta, che mi guardano come se fossi assatanato, e comincio ad urlare a squarciagola. Si continua a giocare.
Esce Strada, infortunato. Entra Adriano Fiore.
Mi vengono subito in mente le parole del più illustre fratello: "E' bravo, forse più di me, ma deve giocare per dimostrarlo".
Ecco. Adesso può dimostrarlo.
Trascorrono i minuti.
La palla arriva a Fiore, sembra in una buona posizione, defilato sulla destra. Lascia partire una cannonata.
Noi siamo dalla parte opposta del campo, non vediamo bene.
Vedo una traversa, no vedo gonfiare la rete!!!
E' gol!!!!
Gol!!!
Gol!!!!
Impazzisco.
Inizio a saltare per tutta la curva.
Mi abbraccio con chicchessia.
Urlo a squarciagola.
Gol!
Gol!
Gol!
Adriano corre impazzito di gioia verso di noi.
Corro anche io verso la fine della curva.
In un virtuale abbraccio sono con lui.
Raggiungo livelli di felicità impareggiabili.
La curva è una bolgia. Siamo tutti in piedi, tutti, comprese famiglie ed anziani.
L'urlo sale: "OVUNQUE ANDRO' CANTERO' FORZA COSENZA..."
Sono minuti di goduria assoluta.
Il Bentegodi è nostro. Guardo verso il tabellone luminoso e vedo i minuti: 77. Penso, abbiamo segnato al momento giusto.
Dobbiamo resistere 13 minuti.
Ce la possiamo fare.
Ce la possiamo fare.
Ce la dobbiamo fare.
Il Chievo ovviamente si butta in avanti. Noto una certa lentezza nei nostri, un appanamento.
"GRINTA GRINTA" urlo come un forsennato.
Niente.
Passano 4 minuti. Eriberto viene fatto crossare.
Più che un cross sembra un passaggio, tanto è lento.
Passa davanti alla porta. Via. Via. Via.
Niente da fare.
Come un felino Manfredini si allunga e la mette dentro.
No. No. NO. NOOOOO!!!!
Come si fà!
Come si fà!!!!!
Contravvenendo all'attuale bon ton, che invita gli ex a non esaltarsi per un gol appena fatto, Manfredini sembra scatenato.
Ma non me ne curo. Gironzolo per la curva alla ricerca del perchè.
Non lo posso trovare.
Mi vengono in mente tante partite passate.
Tante occasioni gettate alle ortiche.
Ti prego, Dio, fà che oggi non sia così..!
Si ricomincia a giocare.
Sono distrutto.
Gli ultimi minuti di urla mi hanno messo a terra.
Forse ho un pò di febbre.
Cerco di cantare, ma la voce mi si strozza in gola.
Una palla rimbalzante che sembra innocua sfugge a Silvestri.
Fantini è più lesto dei nostri tre difensori e la passa a De Cesare tutto solo.
Pantanè, ti prego, Pantanè, ti prego!!!!
Niente da fare! Vedo la rete gonfia.
Le mani dei giocatori del Chievo in aria.
Minuto 86 della partita Chievo Verona-Cosenza: un macigno di 220 tonnellate mi colpisce in testa.
Non riesco a crederci.
Corro via verso l'uscita.
Poi torno dentro.
Esco di nuovo.
Una serie di vetrate copre i balconi del retro curva.
Tiro un pugno fortissimo, con tutta la rabbia che ho in corpo.
La vetrata trema, ma non si rompe.
La mano si gonfia, le nocche fanno male.
Ma non me ne frega niente.
Niente.
Torno dentro.
Hanno già ricominciato.
Sono distrutto.
Come i giocatori.
Si vede lontano un miglio che non ce la fanno.
Non ci hanno capito niente.
Ma come è possibile?
Riguardo il tabellone, per essere sicuro.
Chievo-Cosenza 2-1. Porca miseria.
Destino infame.
Passano i minuti.
Non succede nulla.
La tristezza è su tutti quei volti che fino a 10 minuti prima sembravano le persone più felici del mondo. Come è strana la vita, eh?
Fischio finale.
Anzi no!
Incredibile, non era stato l'arbitro a fischiare.
Si continua. Ultime speranze.
Mi viene in mente domenica scorsa.
Ma siamo già al 95°.
Stavolta è finita veramente.
Mi sento morire.
enso ai prossimi 557 chilometri da fare con quella stanchezza e quell'animo e mi sento già male.
Inizio ad applaudire i giocatori che delusi quanto noi, se non di più, vengono sotto la curva.
Tutti applaudiamo.
Ma sono applausi amari.
Applausi che non avremmo mai voluto fare.
Scendo di corsa verso l'auto.
Fermo le lacrime come posso.
Devo mantenermi.
Mi metto in macchina.
I miei amici si rendono conto del mio stato e mi chiedono se voglio far guidare loro.
No.
NO.
NOO!
Guido io.
Sono voluto venire fin quì, adesso me ne ritorno, io.
Il viaggio prosegue in silenzio.
La stanchezza ed il dolore sono inimmaginabili.
Mi responsabilizzo e mi impongo di pensare solo alla guida.
Una distrazione potrebbe essere fatale.
Non me la voglio ricordare per tutta la vita, questa giornata maledetta.
Ma me la ricorderò lo stesso.
Lo stesso.
Il viaggio con il dolore nel cure sembra più corto.
Gli altri dormono.
Guardo la strada e penso a quello che è successo.
Penso che se non avessimo segnato forse sarebbe finita 0-0.
Che se Lentini non avesse perso palla in attacco, non avrebbero segnato sull'azione successiva, che se... ma basta!!!
Non si fa la storia con i "se"...
E' andata così. Stop.
Era destino.
Prima che me ne renda conto, ecco Roma.
Accidenti siamo già arrivati.
Sono le 9 e mezza.
Accompagno i miei amici.
Li saluto con la mestizia nel cuore.
Siamo andati vicini ad una grande impresa.
Arrivo a casa.
Sono a pezzi.
Ho guidato sempre io per oltre 1100 chilometri.
Forse ho la febbre.
Adesso oltre al corpo non c'è più neanche la mente.
Mi butto sul letto.
Con l'ultimo sprazzo di lucidità rimastami penso a quello che è successo oggi. A tutto.
Al viaggio, agli incontri, alla partita.
Penso che ne sia valsa comunque la pena.
Penso che il mio amore per il Cosenza mi riporterà a fare viaggi come questo.
Forse anche più lunghi e massacranti.
Penso che il Cosenza è una delle mie ragioni di vita, l'ultima cosa che mi lega alla mia Terra natia.
Le palpebre si chiudono.
I pensieri iniziano a svanire.
Rimane solo un canto, sfumato:
"OVUNQUE ANDRO', CAN
Grazie.
Walter